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martedì 22 settembre 2015

Un tatuaggio nel cuore, la fierezza di essere siciliano

Una trinacria in corpo. Non mostri, donne nude, pensieri strani, promesse, nomi di gruppi musicali o del proprio amore. Ma la Gorgone, il simbolo della Sicilia, della propria terra.
Chi nicchi e nacchi? Chi ci trasi? si chiederebbe come sempre qualcuno.
Sono scelte. Di cuore. Che figurano e non sfigurano. Segni, indelebili, che decidi di inciderti per sempre in una parte precisa del corpo. Come ha fatto un mio amico, Vito Friscia. Quando gli ho visto la trinacria con una espressione gioiosa mi sono impressionato, piacevolmente. E non ho resistito a immortalarla con una foto. Mi è arrivato un sentimento, un messaggio forte: l’orgoglio di essere siciliano, di appartenenza a una terra, a una dimensione, a un luogo magico, al cuore del Mediterraneo, ricco di storia, di civiltà, di arte, di eccellenze, di emozioni, di coraggio (e anche di cose non belle che mettiamo tra parentesi).     
La trinacria, mi istruisce l’enciclopedia Treccani, è l’antico nome della Sicilia presso i Greci. Il suo simbolo è composto dalla testa della Gorgone, personaggio mitologico raffigurato con i capelli formati da serpenti intrecciati con spighe di grano. Dalla testa partono tre caratteristiche gambe piegate all’altezza del ginocchio, tre come i lati dell’isola del sole.   
  
Raimondo Moncada

domenica 20 settembre 2015

Andrea Camilleri svela il segreto dell'origine di "chi nicchi e nacchi"

Andrea Camilleri ci spiega il significato di “Chi nicchi e nacchi”. Il grande scrittore empedoclino mette un punto e pure una virgola, chiarendo una volta e per tutte, e confermando la ricchezza di una lingua (la sua insostituibile “lingua del cuore”) che, prendendo a sé parole, suoni e modi di dire di popoli che dalla Sicilia sono passati, sono rimasti, hanno messo radici (arabi, normanni, spagnoli, francesi, greci, romani…), racconta la storia di una terra.    

“In dialetto – dice Camilleri – ci sono parole e locuzioni di cui ti scervelli a cercare l’origine, penso ad esempio: chinnicchiennacchi. Significa: “ma che che c’entra?”, “che ci trase?”. Sei mesi fa mi scrive un professore che insegna latino arcaico, e mi spiega che chinnicchiennacchi deriva paro paro dal latino arcaico, basta scrivere col k quis hic in hac (“cos’è questo in questa cosa?”, “che c’entra?) ed ecco svelato il mistero dell’origine di chinnicchiennacchi".

Andrea Camilleri parla di Chinnicchiennacchi in un passaggio del libro a due voci, realizzato con il linguista Tullio De Mauro, dal titolo La lingua batte dove il dente duole, edito nel 2013 da Laterza, che consigliamo sempre di leggere.   


sabato 29 agosto 2015

Il dono del libraio nomade di Libertina, la libreria itinerante per ragazzi


La vista degli occhi lo ha abbandonato. Ma non la luce del cuore che gli ha squarciato il buio della paura. Così un bel giorno, Giovanni si è lanciato a inseguire il suo sogno: fare il libraio. E non un libraio qualsiasi. Ma un libraio nomade, in roulotte, per raggiungere in ogni luogo, anche il più sperduto e abbandonato, bambini e ragazzi speciali, con disabilità, con problemi alla vista come lui o con altre patologie legate alla lettura e all’apprendimento come la dislessia o la difficoltà di concentrazione.

Giovanni Lauritano, 47 anni, ha pensato di investire in proprio su quella che è stata da sempre la sua passione: i libri. Per tanti anni ha lavorato nelle librerie Mondadori e Feltrinelli di Messina, la sua città, fino al luglio del 2014, occupandosi sempre del settore bambini e ragazzi. Poi il sogno ha cominciato a farsi sempre più pressante e ha deciso di lanciarsi “nell’ignoto”, superando ogni paura. 
“Mi ero stancato a stare in libreria. Volevo un approccio nuovo, da nomade, per avvicinarmi ai bambini e farne piccoli e appassionati lettori”. 

A Palermo, cogliendo un’occasione, ha comprato una roulotte. L'ha trasformata in libreria ambulante e, prima di mettersi in cammino, ha richiesto tutte le autorizzazioni possibili. Dentro la roulotte ha posizionato scaffali, tavolinetti e panche con centinaia di volumi studiati per facilitare la lettura a chi ha difficoltà con la pagina scritta: con font (caratteri), carta e inchiostri particolari, simboli, colori, immagini… 
“Sono dodici le case editrici specializzate che mi seguono”. 
Ha attrezzato la roulotte pure di un impianto che produce energia solare per rendere la libreria autonoma. 

Incontro Giovanni per caso, a Noto, durante un giro turistico. Mi accorgo della roulotte appena arrivo nella capitale del barocco patrimonio dell’Umanità, sedendomi a riposare le stanchezze del viaggio in macchina sui gradini del teatro comunale “Tina Di Lorenzo”. La roulotte è davanti a me, in mezzo alla piazza XVI Maggio, lungo il Corso Vittorio Emanuele, a pochi passi dalla Fontana d'Ercole e dal
monumento in onore della poetessa Mariannina Coffa che ho conosciuto leggendo il bel romanzo Ferita all'ala un'allodola della scrittrice siracusana Maria Lucia Riccioli.
Vedo la roulotte bianca mentre scatto una foto alla chiesa San Domenico che mi sta davanti. La roulotte mi oscura parte del monumento. Penso: ma questi turisti non avevano altro posto dove posteggiare? Poi mi avvicino e noto che non è una roulotte qualsiasi e di turistico non ha proprio niente. 

La porta è aperta, così come tutte le finestre con tendine a riparare il patrimonio interno da un sole che picchia oltre i 40 gradi. Giovanni è seduto in un angolo, all’ombra, a prendere un po’ di freschetto, in attesa. Ha un libro in mano che gli copre il volto. Quando mi sente salire l’unico gradino d’accesso, si alza e mi viene incontro. Mi saluta e mi dà il benvenuto. Ci presentiamo e ci sveliamo, interessandoci l’uno dell’altro. 
"Posso raccontare la tua storia nel mio blog?"
"Certo".
"Posso scrivere tutto?"
"Non ci sono problemi".

La libreria di Giovanni si chiama “Libertina”, inneggiando alla libertà, all’anticonformismo, alla leggerezza. Una volta dentro, vengo subito affascinato da un inatteso scrigno che si apre ai miei occhi e soprattutto dalla storia di un coetaneo che, con una disabilità molto invalidante, si è creato un lavoro in un settore ritenuto tra i più in crisi del momento. Da turista in vacanza, prendo il mio notes e appunto le risposte alle mie crescenti curiosità. Rimango colpito. Ammiro le persone che vedono oltre. Da quello che gli risulta, è il primo libraio in roulotte. Finora si sono visti in giro librerie in ape o in furgoncino. 
Ha cominciato ufficialmente nel dicembre del 2014, nel mercatino natalizio di Barcellona Pozzo di Gotto. Poi ci sono state altre tappe, in provincia di Messina, nel catanese e nel siracusano. Ma ci sono altre richieste, in Calabria e al nord. 
"Dovrò organizzarmi con Daniela, la mia compagna,  che mi segue in questa esaltante avventura. È lei che guida la macchina per gli spostamenti della roulotte. Senza di lei non avrei fatto niente".
Giovanni è ipovedente. Mi racconta che ha problemi agli occhi fin da piccolo e che negli ultimi anni nota un aggravamento. 
"Non vedi niente?"
"Vedo luci e bagliori. Per poterti in qualche modo vedere mi debbo avvicinare a pochi centimetri da te. Ma non lo faccio capire".


In effetti, non si capisce. Giovanni si muove dentro e fuori la sua libreria in maniera disinvolta, con i suoi occhialini che gli danno un’aria colta e allo stesso tempo simpatica. Sistema pure dei tavoli fuori, senza l’aiuto di nessuno, riempiendoli di libri quando la temperatura lo consente e cominciano a venire i primi clienti. Nel suo mondo è padrone.  
“Ringrazio la mia compagna e i miei amici che mi hanno dato tanto sostegno e che all’inizio mi hanno fatto superare tante paure. La notte non dormivo”. 
“A dicembre festeggerai il primo anno di attività. Sei contento?” 
“È un’esperienza pazzesca. Scopro lati di me che sconoscevo. Quello che faccio è molto apprezzato. Il riscontro c’è. Ho tante richieste. A settembre sarò al centro di Catania per una iniziativa”. 

È la seconda volta che fa tappa a Noto nel giro di poco tempo. La prima è stata a luglio. Si è trovato così bene che è ritornato grazie all’assessorato alla Cultura. Giovanni si muove con la sua libreria itinerante in modo autonomo e raccogliendo inviti da parte di Istituzioni, parrocchie e privati. Raggiunge le fiere, i mercatini, i festival della letteratura, le scuole, organizzando anche eventi attorno a “Libertina”, coinvolgendo amici artisti che danno vita a laboratori o trasformandosi lui stesso in lettore, in cantastorie, animando con letture a viva voce i libri che propone. Promuove anche progetti per le scuole, collabora con parrocchie e presenta autori. Insomma, promozione della cultura a 360 gradi, con una straordinaria funzione sociale. Raggiunge anche luoghi sperduti, quartieri difficili, periferie del mondo dove, mi dice, un libro non esiste. 
  
“Il mio obiettivo è raggiungere i bambini, ovunque, affascinarli alla bellezza della lettura, far scoprire loro che esistono libri per tutti, libri che cercano di rimuovere qualsiasi ostacolo”.

Ci salutiamo scambiandoci gli indirizzi e dei regali al volo: dei libri. Io esco l’ultima mia creatura in siciliano Chi nicchi e nacchi. Giovanni mi omaggia del libro illustrato Un futuro per i fiori di Florence Faval invogliandomi alla lettura. Il volume comincia: “Come una barca sulle onde altre viaggio sulle curve dei miei sogni”. 
Raimondo Moncada