martedì 18 luglio 2017

Due canti per il concorso fotografa San Calò e la Sagra

Chi nicchi e nacchi vive con San Calò e la Sagra. Due testi del libro, due canzoni in siciliano, faranno da struttura portante a videoclip che saranno proiettati nel corso della cerimonia di premiazione dei concorsi fotografici “Fotografa la Festa del Mandorlo in fiore” e “Fotografa San Calogero”. I due concorsi, giunti alla settima edizione, sono promossi e organizzati dal giornale online AgrigentoOggi, con la collaborazione di FederAlberghi e DIN24. Lo scopo dell'iniziativa è la promozione turistica del territorio, con i suoi eventi, le sue tradizioni, i suoi beni storici e monumentali, i suoi artisti. 

La cerimonia si svolgerà venerdì 21 luglio, con inizio alle ore 20, a Realmonte e avrà come suggestivo scenario il Resort Scala dei Turchi. Saranno consegnati i premi per la migliore fotografia a colori e la migliore fotografia in bianco e nero. La giuria sceglierà tra circa 300 scatti in concorso, di "altissima qualità", inviati da professionisti e amatori. 
La serata sarà arricchita dagli interventi musicali del chitarrista Giovanni Croce e dalla proiezione di due videoclip con la voce narrante di Raimondo Moncada, autore di Chi nicchi e nacchi, che reciterà U santu niuru ed È festa!, due canti dedicati alla Festa del Mandorlo in Fiore e a San Calogero.

Saranno presenti: Domenico Vecchio, direttore responsabile di Agrigentooggi.it; Alessandro Bufano, direttore del Resort Scala dei Turchi; Francesco Picarella Presidente di Federalberghi; il fotografo Massimo Palamenghi di Din 24; il fotografo Francesco Novara e l’artista Giada Attanasio, responsabili del coordinamento.

Condurrà la manifestazione Elettra Curto. 
L'ingresso è libero. 


sabato 8 luglio 2017

Inno a San Calò, tra miraculi e cucuruna



"Usantu niuru" è un canto di Raimondo Moncada. È un inno, un omaggio a San Calò, il santo nero miracoloso venerato ad Agrigento più del patrono San Giullà. 
È tra le opere, cunti e i canti, scritte in siciliano da Raimondo Moncada, raccolte nel libro "Chi nicchi e nacchi". 

La divertita composizione risale ai primissimi anni 2000. Riporta le emozioni, le suggestioni di momenti vissuti che vedono un popolo ringraziare il santo per le sue grazie e i suoi miracoli. Le manifestaIoni si concentrano nelle prime due domeniche di luglio quando il simulacro di San Calogero viene pure portato a spalla da decine di portatori per le vie anche impervie della città, sotto un sole rovente e con al seguito migliaia di devoti, molti dei quali a piedi scalzi. 

Il testo della canzone "U santu niuru" è recitato in questo video dallo stesso autore, con mezzi tecnologici artigianali e di fortuna, con foto scattate lo scorso anno. 

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mercoledì 28 giugno 2017

La Sicilia e la sua lingua: Chi nicchi e nacchi ad Agrigento

La Sicilia, la sua lingua, l’espressione artistica. Tra cunti e canti sarà presentato ad Agrigento il libro di Raimondo Moncada Chi nicchi e nacchi. L’appuntamento è per giovedì, 29 giugno 2017, alle ore 18, alle Fabbriche Chiaramontane, in piazza San Francesco (sotto la Via Atenea, a fianco della Chiesa dell’Immacolata).  

L’evento è promosso e organizzato dall’Ande di Agrigento, l’Associazione Nazionale Donne Elettrici. L’incontro sarà aperto dal presidente dell’Ande Carola De Paoli che parlerà del libro, Chi nicchi e nacchi, e del suo autore. Seguirà un intervento sulla lingua e gli autori siciliani di Enzo Alessi, operatore culturale, regista, attore.

Si parlerà del libro e si farà parlare il libro con la recitazione di alcuni cunti e canti. Alle Fabbriche Chiaramontane, daranno voce a Chi nicchi e nacchi  lo stesso autore, Raimondo Moncada e Lucia Alessi. Ospite della serata il cuntastorie Nenè Sciortino che canterà canzoni della tradizione popolare siciliana.   

Chi nicchi e nacchi raccoglie cunti e canti che Raimondo Moncada ha scritto nella sua lingua madre e recitati in pubbliche rappresentazioni con l’Accademia Teatrale di Sicilia. Il libro include anche brani, rivisitati, tratti dal ricco patrimonio popolare della Sicilia. La seconda edizione contiene un saggio sulla lingua siciliana di Tonina Rampello, presidente dell’Accademia Teatrale di Sicilia. 

lunedì 9 gennaio 2017

Il siciliano è una lingua che riscalda


Il siciliano è una lingua che riscalda. Quando la senti aumenta la temperatura del cuore. Hai un fremito, specialmente in ambienti dove si parla un’altra lingua. Succede, ad esempio, quando ti capita d’essere in terra straniera e sorseggiando un caffè dentro un bar senti una persona non parlare l’inglese, il francese, il tedesco o l’australiano, ma la tua lingua madre: il siciliano.
Ora succede anche in Sicilia, isola che sta diventando terra straniera per la lingua dei nostri padri.

Quanti lo parlano ancora? Quale siciliano viene parlato? Quali parole resistono? Quali parole sono state dimenticate?
Quante domande!
Le risposte sono roba da ricercatori, da università, da studiosi raffinati e appassionati (musica per le orecchie del docente e saggista palermitano Roberto Sottile).

Il siciliano, la lingua del cuore, dunque. La lingua con cui sono cresciuto, con cui ho nominato le cose del mondo, gli affetti familiari, le amicizie. La lingua che mi ha dato un’identità. Poi a scuola sono stato bacchettato e sono stato costretto ad abbandonarla e a parlare la mia seconda lingua, che poi è la principale lingua dell’Italia unita. Una nuova lingua che è diventata quella naturale delle generazioni contemporanee che, ironia della sorte, sono costrette a loro volta a studiare la mia lingua madre con progetti scolastici.

Alla mia lingua ho dedicato il libro “Chi nicchi e nacchi”, dando dignità a cunti e canti scritti negli anni proprio in siciliano. E con la mia lingua ogni tanto gioco perché se non si usano le parole si perdono nell’oblio. 

Un gioco l’ho lanciato su Facebook, scrivendo un post-icona dal titolo “Perché il siciliano è una lingua che riscalda” con dentro quattro parole siciliane: ‘ncupunatu (coperto di sana pianta, dalla testa ai piedi), cuttunina e cutra (coperte), mutannuna (mutande esagerate e di lana termica che ti arrivano alle caviglie non lasciando, d’inverno, un pelo scoperto). Il giorno prima, parlando delle bassissime temperature, avevo utilizzato il termine italianizzato di “agghiacciannu” per dire “aggigghiannu” ma anche “aggiarniannu pi poi muriri do frittu”. 

Al gioco hanno risposto immediatamente diversi amici, cantanti, artisti, professori di Lettere, professionisti, appassionati, di diversa provenienza: da Agrigento, a Licata, a Ribera, a Raffadali. I loro nomi sono sul mio profilo. Voglio ricordare Ezio Noto, Angela Mancuso, Angela Cacciatore, Enzo Giacobbe, Lillo Sarullo, Rosaria Vincenza Cavaleri, Rosaria Fisco, Giuseppe Marino, Angela Roberto (che ringrazio per il prezioso apporto e l’istruttivo divertimento).

Ognuno a tirare fuori parole su parole dal cilindro della memoria collettiva, da questo patrimonio linguistico che non dobbiamo smarrire. E allora sono venuti fuori termini ma anche espressioni che un tempo usavamo spesso, che un tempo sentivamo dai nostri nonni e poi dai nostri genitori e poi… non più. Solo parole da museo o da raccolta accademica, alcune vicinissime all’italico idioma altre più radicate e ai più giovani incomprensibili:

-         A scuzzetta cu u giummu ‘ntesta
-         U birriuni
-         U pipituni
-         U scialli di lana
-         A manta di lana
-         A mantella fatta chi i busi
-         I pidunetta
-         I scarpi di lana pi la notti
-         U tanginu
-         A borsa di l’acqua cavuda
-         A pignata ca vuddi
-         U partò
-         A bunaca di vellutu o di fustagnu
-         mittitivi lu scappularu ncapu la bunaca!
-         ‘Ndruscialu megghiu l’addevu
-         U rosoliu
-        

Qualcuno, con ludico trasporto, ha anche tirato fuori parole e espressioni come: “a frevi”, “a russania”, “u focu di Sant’Antoniu”, “a Seicentu chi vuddi”, “a cannila addumata”. Io avrei insistito, ma non l’ho fatto, con “timpuluna” e “marruggi” perché anche questi riscaldano. 

Ma quello che ci dava più calore – come giustamente mi viene suggerito – erano “li vrazza di la nanna”. 


Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it 

martedì 10 maggio 2016

La Sicilia e il suo cuore, Chi nicchi e nacchi a Ribera

Chi nicchi e nacchi sarà presentato anche a Ribera su iniziativa dell’Assessorato al Turismo, allo Spettacolo e alle Politiche Giovanili. L’appuntamento è per sabato, 14 maggio 2016, con inizio alle ore 18, nella Villa comunale.
Sarà una presentazione-spettacolo dal titolo “La Sicilia e il suo cuore: i cunti, i canti, la lingua dei padri”, con brani recitati e musica.
Interverranno l’assessore Cristina Cortese che introdurrà l’incontro, il giornalista Totò Castelli che dialogherà con l’autore, il cantautore Ezio Noto che canterà alcune delle sue canzoni dedicate alla Sicilia. Raimondo Moncada darà voce e vita ad alcuni brani contenuti nel libro, assieme a Lucia Alessi.  

Chi nicchi e nacchi è uscito nell’estate del 2015. Ad aprile 2016, è stata pubblicata la seconda edizione con un saggio sulla lingua siciliana di Tonina Rampello, presidente dell’Accademia Teatrale di Sicilia . Il libro raccoglie cunti, canti, giochi che Raimondo Moncada ha scritto “orgogliosamente” nella lingua dei padri: il siciliano.


Sono testi nati durante l’esperienza maturata da Raimondo Moncada nel gruppo teatrale “L’Officina” prima, e “Accademia Teatrale di Sicilia poi, compagnie dirette dal regista Enzo Alessi. Molti dei testi, originali, frutto della fantasia dell’autore, sono stati recitati o cantati in pubblici spettacoli (sono anche proposti nel concerto “Madreterra” con Ezio Noto e i Disiu). Altri testi sono una divertita rielaborazione di storie e leggende di Sicilia, tratte dalla ricca tradizione popolare.  


domenica 17 aprile 2016

A Raffadali la Sicilia di Chi nicchi e nacchi

È un ritorno alle origini. Nel luogo dove tutto è nato. Il “libro del cuore” di Raimondo Moncada, Chi nicchi e nacchi, scritto interamente in siciliano, sarà presentato a Raffadali su iniziativa dell’assessore alla Cultura e alla Pubblica Istruzione Luigi Costanza. L’appuntamento è per venerdì, 22 aprile 2016, con inizio alle ore 18, nell’auditorium della biblioteca comunale. L’incontro sarà coordinato da Enzo Alessi. Interverranno lo stesso assessore Costanza, il direttore di Malgrado Tutto Egidio Terrana e il poeta Enzo Argento.

Sarà presente l’autore che, con Lucia Alessi, darà voce e vita ad alcuni brani contenuti nel libro.

locandina raffadaliChi nicchi e nacchi è uscito nell’estate del 2015 (“un regalo personale”, lo ha definito l’autore). Ad aprile 2016 la seconda edizione con un saggio sulla lingua siciliana di Tonina Rampello. Il libro raccoglie cunti e canti che Raimondo Moncada ha scritto “orgogliosamente” nella sua lingua madre, il siciliano, lingua con la quale è nato ed è cresciuto, lingua parlata in famiglia (a cui il libro è dedicato) prima di incontrare e praticare la sua seconda lingua, l’italiano, alle scuole dell’obbligo.

Sono cunti e canti scritti – sempre con quell’ironia e leggerezza che contraddistingue l’autore – per essere “cuntati e cantati”.

Sono nati proprio a Raffadali,durante l’esperienza maturata da Raimondo Moncada nel gruppo teatrale “L’Officina” prima, e “Accademia Teatrale di Sicilia poi, diretti da Enzo Alessi. Una scuola di vita, di teatro, di creatività, di cultura, di scrittura. Molti dei testi, originali, frutto della fantasia dell’autore, sono stati recitati o cantati in pubblici spettacoli (“Garibaldi e i milli spirtuna”, “L’emancipazioni”, “Libertà”…). Altri testi sono una divertita rielaborazione di storie e leggende tratte dalla ricca tradizione popolare.

Un libro che afferma il valore di un idioma, che “dà pubblica dignità ed espressione artistica all’originaria lingua dell’anima, vissuta non come povertà, ma come fiero arricchimento”.

Tratto da www.malgradotuttoweb.it 

martedì 12 aprile 2016

Chi nicchi e nacchi, seconda edizione con un saggio sul siciliano

Un saggio sulla lingua siciliana di Tonina Rampello arricchisce la seconda edizione di Chi nicchi e nacchi, “libro del cuore” di Raimondo Moncada. Un omaggio alla terra natia. Un breve, ma denso e colto saggio a chiusura del libro, che dà un senso alla scelta dell’autore di pubblicare cunti e canti scritti nella lingua madre.   

Tonina Rampello ha vissuto la crescita artistica di Raimondo. Hanno recitato assieme, in Sicilia e fuori Sicilia, in italiano e in siciliano. Raimondo ha avuto pure l’onore e il piacere di dirigerla nel cortometraggio “Babbaluci”.

Oltre a essere apprezzatissima attrice, Tonina Rampello è studiosa, ricercatrice di tradizioni popolari, critico letterario. Ha pubblicato con Enzo Alessi il libro Memoria e con Lucia Alessi Lamentu. Ha recitato per tanti anni col Gruppo Teatro l'Officina ed è stata diretta, tra gli altri, dai registi Andrea Camilleri, Pino Passalacqua, Ruggero Jacobbi, Enzo Alessi. È stata insignita di prestigiosi premi in rassegne teatrali nazionali (migliore attrice a Macerata negli anni Novanta). Presidente dell'Accademia Teatrale di Sicilia, con Enzo Alessi è anima del premio nazionale letterario dedicato al poeta Alessio di Giovanni, con due sezioni del concorso dedicate a poeti e scrittori che amano esprimersi in siciliano.

Così Tonina Rampello esordisce nel suo breve saggio dal titolo "Storia della nostra lingua siciliana":

“Nel leggere l’incipit di Chi nicchi e nacchi, “La mia lingua, la mia vita”, Raimondo apre lo scrigno dei suoi ricordi, regalandoci “cunti, canti, giochi, poesie…” in siciliano, lingua affascinante e “misteriosa” (per i giovani).
L’autore fa un viaggio a ritroso, confessa come la sua “lingua dell’anima” lo ha forgiato dandogli coraggio, coerenza, umiltà, disillusione, rispetto, tolleranza, comprensione, amore e libertà d’espressione. E mi sovviene Platone che, nel Timeo, racconta di quando uno degli uomini più saggi di tutta la Grecia, Solone, visitò l’Egitto e un vecchio sacerdote gli disse che i greci erano come i bambini, perché non possedevano tradizioni antiche o insegnanti “canuti per l’età”. Per questo motivo i re egiziani nel III secolo a.C. ordinarono che ogni libro esistente nel mondo conosciuto, venisse collocato nella grande biblioteca d’Alessandria.
Diodoro Siculo narra che le biblioteche dell’antico Egitto recavano scritte, sopra l’ingresso, queste parole: “Clinica dell’anima”.
Nel raccontare i suoi “cunti e canti”, Raimondo si serve della lingua dei padri, concorde con Goethe che “all’uomo dà gioia e soddisfazione ricercare ciò che è perduto, ricostruire quel che è distrutto e far rivivere le cose disperse”.
Con questo spirito traccerò una “linea guida” della “lingua siciliana” e dei suoi autori, dalle origini ai nostri giorni, per invogliare i giovani ad amarla e praticarla”.

sabato 2 aprile 2016

Chi nicchi e nacchi in una classifica dei libri più venduti

Chi nicchi e nacchi, l’ultima opera di Raimondo Moncada, balza ai primi posti delle classifiche dei libri più venduti in Italia negli ultimi decenni. Supera Il ladro di Mottini di Andrea Camilleri, Il pendolo di fuoco di Umberto Eco, Il giorno della Sirenetta di Leonardo Sciascia, Tre metri sotto il mare di Federico Moccia, La pistacchiosa di Simonetta Agnello Hornby, Ora ti faccio ridere di Stephen King, Io mi spavento di Nicolò Ammaniti, Ascella di Oriana Fallaci, Il gattino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, L’otite di Vladimir Nabokov, L’uomo, la bestia e la tv di Luigi Pirandello.
Chi nicchi e nacchi – secondo i dati rilevati il 1° aprile dalla Liber Librera – si trova avanti anche a Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca) dello stesso autore.

Iliubo 
Pubblicato l'1 aprile sul blog www.iliubo.blogspot.it 




lunedì 18 gennaio 2016

Leonardo Sciascia, la bianca campagna e la nera semenza

La Sicilia te la porti dentro. Sempre. Anche quando non respiri più la sua aria. Ti rimangono dentro la sua anima, la sua cultura, il suo linguaggio, la sua antica saggezza, i suoi modi di dire. Leonardo Sciascia nel libro La Sicilia come metafora (intervista di Marcelle Padovani, Mondadori Editore), parla in lungo e in largo della sua terra, delle sue opere, dei suoi maestri, dei suoi legami. C’è un passaggio in cui Leonardo Sciascia parla della scrittura menzionando l’antico detto “Bianca campagna, niura simenza, l’omu chi la fa sempri la penza”:  

“Amo ricordare un indovinello che dice; "Bianca campagna, nera semenza, l'uomo che la fa sempre la pensa". La "bianca campagna" è il foglio di carta, la "nera semenza" la scrittura, "l'uomo che la fa" chi scrive e che deve sempre star sul chi vive pensando a quel che scrive, a quel che ha scritto.
Si tratta di un indovinello della mia regione il cui vero messaggio è in realtà questo: la scrittura è importante per chi sa farla, ancora di più per chi non la sa fare, non la sa vedere, non la sa leggere”.


Il “cupolone di Palermo”, nel siciliano da salvare di Lino Buscemi

“Se non si corre ai ripari, la lingua siciliana si avvia, come tutte le umane cose, verso un progressivo ed inevitabile declino”. È quanto scrive lo scrittore, editorialista, umorista siciliano, Lino Buscemi in un pezzo uscito sul giornale La Repubblica dal titolo “
Il Cupolone di Palermo che compare negli antichi detti”. Un nuovo grido d’allarme per salvare il salvabile, per non fare estinguere una lingua e non un semplice dialetto.   

“Le più recenti statistiche – scrive Lino Buscemi – si incaricano di "certificare" che la percentuale degli abitanti dell'Isola che sempre meno parla alla maniera di Antonio Veneziano, Micio Tempio, Giovanni Meli o di Vincenzo Mortillaro, aumenta a dismisura”.
Però, aggiunge Buscemi, “capita ogni tanto di ascoltare ‘detti’, in un siciliano davvero unico, che chiamano in causa anche luoghi o personaggi un tempo esistenti e di cui oggi non c'è più traccia o ricordo. Chi si ostina, coraggiosamente, a proferire parole in siciliano (con le inevitabili inflessioni delle parlate delle provincie di provenienza) arricchite di riferimenti arcaici ed oscuri? Quasi esclusivamente sparuti anziani in età avanzata”.
E Lino Buscemi riporta un colorito detto pronunciato in un bar di Palermo da un vecchietto: “Avia ragiuni me nannu: sta matina ci l'aiu quantu u cupuluni ri San Giulianu”.

A quale cupola si riferisce?

Per avere la risposta, questo è il LINK del “Cupolone di Palermo” di Lino Buscemi  


* Lino Buscemi è autore di Sconosciuti e dimenticati e con Antonio Di Stefano Signor giudice, mi sento tra l'anguria e il martello (Navarra Editore) 

lunedì 4 gennaio 2016

"Ciatu" e solidarietà, voci di Sicilia in concerto il 9 gennaio a Calamonaci


L’arte, la terra, il cuore. Sono gli ingredienti dello spettacolo “Ciatu”, in programma a Calamonaci sabato 9 gennaio, alle ore 21, appuntamento della rassegna "Raffiti" 2015-2016 al teatro “Aldo Nicolaj, organizzata dalla Pro Loco e dal Comune. In scena musicisti, attori, vignettisti, uniti per sostenere il progetto “Oltrevino”, iniziativa solidale nata dalla collaborazione tra le Cantine Barbera e l’Istituto Walden di Menfi (è stato prodotto un vino “generoso”, dal sapore intenso, chiamato in siciliano “Ciatu”, respiro; parte del ricavato della vendita verrà destinata alla creazione di uno sportello riabilitativo per bambini affetti da autismo).

Il 9 gennaio nel teatro di Calamonaci sarà un concerto di emozioni, con musica, parole e immagini con al centro la Sicilia e la sicilianità. In scena il cantautore Ezio Noto con il suo gruppo di Disiu: Mario Vasile, Totò Randazzo, Nanni Cicatello, Nicola Pollina, Libero Reina. Al Nicolaj, le musiche e le canzoni dello stesso Ezio Noto faranno da colonna sonora a un viaggio tra le luci e le ombre della Sicilia, a cui daranno voce Lucia Alessi e Raimondo Moncada. Saranno recitati testi di Ignazio Buttitta, Pippo Fava, Leonardo Sciascia, Giuseppe Tomasi di Lampedusa,  Gesualdo Bufalino, Luigi Pirandello e brani dello stesso Raimondo Moncada (raccolti nel libro Chi nicchi e nacchi). A teatro ci sarà la presenza anche di Sergio Criminisi. Il vignettista della Rai disegnerà sul momento immagini simboliche della serata, ispirandosi alle emozioni che susciterà.

A presentare l’iniziativa “Oltrevino”, all’inizio dello spettacolo, saranno il vicepresidente dell’Istituto Walden Michele Buscemi e Lucia Alessi, promotori del progetto assieme a Marilena Barbera titolare dell’omonima azienda vitivinicola. Lucia Alessi è anche l’autrice delle parole della poesia legata a “Ciatu” a cui ha dato musica l'estro di Ezio Noto. L'insieme si può apprezzare in un bellissimo video di Manuela Laiacona pubblicato sul sito di Repubblica.  


IL VIDEO DI REPUBBLICA 

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domenica 25 ottobre 2015

La Sicilia "babba" risveglia innocenti memorie

E poi dicono che i bambini sono solo bambini, interessati solo ai giochi, agli svaghi e non ad ascoltare "pallose" letture. 
Può un bambino (età di circa dieci anni) leggere una dotta citazione di uno scrittore siciliano scritta su una vetrata del Caffè Letterario di Licata e ricordarsi di averla sentita? 

È successo. Mi è successo. È tra le belle cose accadute ieri sera al Caffè Letterario. Avere tra il pubblico bella gente, appassionati, siciliani, genitori e anche bambini dagli occhi illuminati, profondi, oceanici, a tenere in mano libri e ad ascoltare per un'ora e mezza la  presentazione di una raccolta di cunti dedicati alla Sicilia e alla sua antica lingua: Chi nicchi e nacchi. 

Alla fine della serata, baci e abbracci, scambi di affettuosità. Tra le persone che si avvicinano anche due giovani genitori con i due figli piccoli. Mentre parlo con loro, con gli adulti, uno dei due piccoli interrompe la nostra breve conversazione. Legge con gli occhi, alle mie spalle, una frase di Gesualdo Bufalino: "Vi è una Sicilia babba fino a sembrare stupida; una Sicilia sperta... una pigra... una frenetica..."
Parole che stimolano memorie tenere, ma sensibili, attente, educate. Il bambino chiede ai genitori, meravigliato della scoperta: "Io questa l'ho sentita!" 

Sono stupefatto. E mi complimento. Certo che l'ha sentita, esattamente un mese fa, nella villa comunale a Caltabellotta, ad apertura dello spettacolo "Terra" con Ezio Noto e la sua band. Un concerto-recital con musiche di Ezio, con citazioni di grandi autori siciliani e con brani tratti da Chi nicchi e nacchi. 

Ogni esperienza è sempre un arricchimento, umano, artistico. Chi nicchi e nacchi, nato come un regalo personale, continua a regalarmi piccole, inaspettate, emozioni. 
È difficile tradurle a parole, pare pare, così come non è facile rendere in italiano le profondità della lingua siciliana. Posso però dire che quella licatese, al Caffè Letterario, è stata ancora una volta bellissimamente bella. Come le due precedenti. 
Una serata di piaceri, in spirito, musica e parole (come gustare un cannolo siciliano scolpito da chi so io). Una serata di intense sensazioni e gradite presenze. Ti senti come a casa, circondato da puro affetto. Il calore ti arriva, lo senti. 

Grazie a chi ha permesso tutto ciò, a chi ha fortemente voluto, organizzato, condotto la presentazione con raffinata cultura e con la leggerezza di una amicizia che non chiede niente: all'associazione culturale Misamusìa; alla sua presidente, la psicologa Maria Alario; l'amica poetessa, scrittrice e prof Angela Mancuso. Grazie a chi l'ha impreziosita con arte, passione, sicilianità: alcantautore Felice Rindone, al musicista e compositore Lorenzo Alario, all'attrice Lucia Alessi. Grazie al pubblico, di Licata e, a sorpresa, anche di Agrigento (c'è chi ha preso la macchina e ha percorso un'ora di strada). Grazie a chi mi ha regalato un sorriso, una parola, una stretta di mano e a quel nonno che ha preso un libro per spedirlo alla cara nipotina che vive fuori dall'Italia: 
"Ci sono pure i monologhi che ha recitato?" 
"Sì!"

Raimondo Moncada 
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venerdì 16 ottobre 2015

Gli Indiani d’America convincono Licata a seguire le frecce Signù


Licata è tappa obbligata. Gli amici, gli appassionati, gli studiosi, i lettori, i letterati, gli artisti, i poeti amici licatesi la rendono tale. Ogni pubblicazione di Raimondo Moncada ha la sua presentazione. Obbligo di legge (non scritta). E sempre al Caffè Letterario, al porticciolo turistico, dove entra l'odore del mare africano come quello del Caos. Uguale. 
Eccole in sequenza: 
Sabato 13 ottobre 2012 la presentazione del libro Dal Partenone di Athene al Putthanone di Akràgas;
Sabato 15 marzo 2014 la presentazione del libro Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca);
Sabato 24 ottobre 2015 la presentazione del libro Chi nicchi e nacchi.

In prima linea c’è sempre la poetessa, scrittrice, docente di Lettere e Latino al Liceo “Linares” Angela Mancuso, apprezzata animatrice culturale di Licata, che ha presentato la priva volta, che ha presentato la seconda volta, che presenterà la terza volta. Non c’è due senza tre, dicevano in italiano gli Indiani d’America (soprattutto tra le tribù Apache e Signù). E le prime due sono andate troppo bellissimamente bene. Perché allora - si sono chiesti gli amici licatesi - non seguire la direzione delle frecce Signù? 

Come dargli torto.  
  
L’appuntamento del 24 ottobre è promosso e organizzato da Musamusìa, associazione culturale nata nel 2014 per fare rete, divulgare le conoscenze delle radici storico-culturali della terra di Sicilia attraverso la prosa e il canto popolare, valorizzare la creatività e il talento. A presiedere l’associazione Musamusìa: la psicologa Maria Alario, esperta in orientamento ed entusiasta dell’attività di promozione culturale. Già diverse le iniziative organizzate. 

La presentazione di Chi nicchi e nacchi cade a fagiolo (non legga chi soffre di flatulenza), centrando uno degli scopi primari di Musamusìa. Il libro parla di Sicilia ed è scritto orgogliosamente in lingua siciliana da un siciliano di origini siciliane con i parenti nati tutti in Sicilia (anche se antiche voci parlano di un collegamento diretto, ma secoli addietro, con i Moncada della siciliana Spagna).

Alla presentazione al Caffè Letterario di Licata parteciperà l’autore (si specifica sempre; non è ma scontata la presenza; qualcuno organizza le presentazioni dei libri anche senza gli autori, ma è meglio che siano presenti per prendersi le lodi, le eventuali contestazioni e rispondere a domande a cui non sanno rispondere). 
Raimondo Moncada, forte delle pregresse esperienze e delle risposte già date, ha coraggiosamente dichiarato ai giornali di tutto il mondo che sarà presente a Licata, come le altre due volte e con grandissimo piacere. ha detto proprio così anche al New York Mais. Presenterà il libro conversando con la scrittrice Angela Mancuso e darà anche voce alla sua opera a più voci. Reciterà alcuni cunti raccolti in Chi nicchi e nacchi assieme all’attrice Lucia Alessi, così come fatto in altre occasioni.

L’evento si avvarrà dei preziosi interventi di Felice Rindone, artista di Riesi, scultore, cantautore, presidente dell’Associazione “Cantu e Cuntu”. Rindone canterà nella lingua madre e “interverrà – leggiamo nella pagina-evento di Facebook – tra una chiacchierata e un'altra, in un incontro-presentazione-spettacolo che si preannuncia come una allegra e spensierata riunione tra amici". La pagina evento si conclude con un invito particolare: "Lasciate pensieri e crucci a casa e indossate il vostro migliore sorriso”.